Donna d’altri tempi

-Ho sbagliato epoca? Sicuramente ho sbagliato comportamento: cresciuta fra persone anziane, chi mi ha allevato è nato alla fine dell’800, ho imparato ad agire diversamente dai miei coetanei. Io si che conosco la vera resilienza, l’ho imparata insieme ai valori di altri tempi, valori che dovrebbero essere universali e sempre attuali: correttezza e rispetto insomma sembrerebbero poche ma in realtà comprendono tutto, anche l’altruismo ( alla resa dei conti egoismo, omofobia o razzismo altro non sono che forme di intolleranza dovute alla mancanza di rispetto verso il prossimo e quindi visto che gira e rigira torniamo a solo due valori di base?). Si potrebbe anche dire che la fiducia verso tutti è anche una costola del rispetto e della correttezza a cui si aggiunge un pizzico di equilibrio, ma di solito chi ha consapevolezza riesce ad essere equilibrato conoscendo i propri pregi e i propri difetti, tutto ciò se ovviamente si è un minimo aperte mentalmente e con tanta voglia di migliorare e imparare. Ho sempre avuto voglia di imparare tutto ciò che non conosco. 
Credo che la premessa sarà più ampia del racconto…
-Ho sbagliato scelta? Sicuramente si, inizialmente è stata una scelta giusta, ponderata, matura: il ragazzo più posato, simpatico, intelligente e serio della comitiva bruttino ma che ispirava sicurezza e fiducia.
Questa non era solo la mia opinione ma era opinione comune, fra ragazzi e adulti.
Ci divideva la stato sociale, molto sentito in provincia, io provengo da una famiglia molto “in vista”, lui da una famiglia molto semplice ma ha sempre cercato socialmente di più pur non essendo un ambizioso, ripensandoci questo appare un paradosso. Ma del resto tutto ciò che riguarda un bugiardo patologico può essere ed è paradossale. Il problema che poi ho perpetuato nell’errore, un po’ mal consigliata ma soprattutto per mia scelta.
Avevo bisogno di una figura maschile di riferimento a causa del trauma della perdita del papà in adolescenza. Era l’unica persona che mi amava veramente e sentivo il bisogno di essere amata in modo disinteressato, ancora oggi ho bisogno di sentirmi amata.
Mi sono accorta ben presto che non ero innamorata di lui ma che ne avevo fatto il mio punto di riferimento, credevo, essendo molto carina, che lui fosse molto innamorato e pensavo che questo bastasse per entrambi. Adesso mi rendo conto che ho creduto a questa favoletta per anni e anni, ma peggio la favola non me la raccontavo da sola, anche gli altri ci credevano. Si arrivò ad un matrimonio dopo un periodo molto travagliato, avrei dovuto chiudere già lì perché nonostante lui fece un passo indietro era tutta apparenza, ormai era già avviato alla sua prima e principale parafilia: la ludopatia.
Seguirono 10 anni che io ho vissuto felicemente ma oggi mi chiedo era vero o era ingenuità? La scelta successiva di costruire una famiglia mi chiedo se fosse sincera, per me si eppure io non desideravo un figlio con lui, questo doveva già essere indicativo, comunque per tutti e “assurdamente” anche per gli psicologi eravamo la coppia perfetta, assolutamente complementari. Questo mi conforta nel pensare che non era solo un mio problema o un semplice prosciutto sugli occhi. Mio marito mi portó sul web, mi portò all’appuntamento con l’uomo di cui mi innamorai follemente per tre anni e nella mia ingenuità pensavo che la sua fosse sicurezza e bontà e invece era solo disinteresse, anaffettivitá, indifferenza e io non capivo. Arrivó un bambino nella nostra vita e la sua attenzione si spostò totalmente su di lui, questo ho creduto. In realtà l’attenzione di era spostata solamente su se stesso. Ma io ho creduto che fosse una forma di amore verso il figlio e invece è lì che cominciò anche la sua capnolagnia, la frequentazione di prostitute per fellatio all’insegna dello “smoke”. Insomma ha usato il figlio come scusa per le mancanze nei miei confronti, per rafforzare ed estremizzare le sue due parafilie. Ed ogni discussione, ogni aggressione verbale, ogni deresponsabilizzazione e relativa mia colpevolizzazione, avevano un tema unico per lui semplice “divergenze sull’educazione del figlio”. E io ci credevo!
Gli ho lasciato in mano la gestione dei miei e suoi soldi e ci ha portato alla miseria, falsificando firme, gonfiando spese, ci ha ridotto a vivere una vita parca per poter sprecare i nostri soldi al gioco e a prostitute. Poi ha cominciato a diventare più pesante, è cominciato tutto dall’isolamento mio e del figlio in una villetta affinché lui potesse muoversi in tempi brevi fra sportelli bancari e motel nello stesso paese. La scusa una casa per la vecchiaia. Poi cominciò a diventare sempre più violento psicologicamente e tutto era sempre più estenuante, ho provato ad andar via per cercare di respirare e di ripotarlo a me per la famiglia non certo per amore, inconsapevole del punto di non ritorno delle sue malattie. Non avevo il coraggio di far provare a mio figlio un secondo abbandono e lui sapeva questo, lui manovrava il figlio perché lo assecondasse nel coprire i suoi appuntamenti. Ma inconsciamente adesso ero consapevole della sua violenza, mi ribellavo, discutevo ma  lui era un muro di gomma. Temeva di essere scoperto, sapeva che bastava pochissimo, ero vicina con la sensazione ma lontana per fiducia, per cui lui cercava di tenersi irreprensibile ai miei occhi, sapeva che lo avrei distrutto per ciò che mi aveva fatto per 30 anni. Non mi aveva tolto solo i soldi, solo la serenità ma mi ha portato via tutti i sogni e soprattutto gli anni in cui avrei potuto recuperare la mia vita accanto ad un uomo migliore. Mi sono chiesta come e perché ho accettato tutto ciò, da piccola ho imparato la pazienza e ho sperato in un recupero inconsapevole di avere a che fare con un malato mentale. Furbo come un seriale, bugiardo come solo i ludopatici sanno essere. La mia “antichità “ mi ha condannata ad una vita di infelicità.

Pensieri Sparsi

A mio figlio…

La mia realtà supera l’immagitazione, tutti noi abbiamo una vita normale ma viviamo dei romani, possano essere gialli, drammi, tragedie o comici, la vita è quel che è. È ciò che ti capita, ciò che fai capitare. Sto scrivendo una sorta di diario fra narrazione di vita e pensieri in un blog, praticamente introvabile. Quando mio figlio sarà più grande e più maturo leggerà “tutto tutto” di me e questo lo aiuterà a non porsi domande ma soprattutto a non fare illazioni su di me, perché io sarò tutta lì ad “anima aperta” con le mie gioie e i miei dolori. Perché ho imparato una cosa dalla vita: ti fai mille domande su chi hai vicino e se la persona c’è, non osi chiedere, se non c’è, non puoi più chiedere. Lui avrà tutte le risposte alle sue domande. Questo sarà il mio pegno ma, soprattutto, per lui sarà la certezza del mio grande amore.

Immagine dal web

Ad Adolfo…

Ad Adolfo

Disse Freddie Mercury: “Non potevo innamorarmi di un uomo come avrei potuto con una ragazza. L’amore è la cosa più difficile da raggiungere. Ho costruito un legame immenso con Mary. Ha attraversato quasi tutto ed è sempre stata lì per me“.

Amare un bisessuale e le sue tendenze gay non è semplice, non è un rapporto canonico, è un rapporto che prescinde la fisicità e scava profondamente nel cuore fino al raggiungimento del centro dell’universo e come tale è immenso e profondo tanto quanto indissolubile.

Che tu ci creda o no, lega per la vita più di un matrimonio.

Un uomo perbene

Non c’è nulla di umano in un uomo che usa la violenza psicologica per affermare i suoi vizi

Hai tutto il mio rancore di donna, il non aver mai capito fino in fondo che vivevo con un mostro. Hai fatto credere a tutti ma davvero a tutti di essere un “uomo perbene”, invece eri un malato e le tue ossessioni ti hanno portato anche ad essere un violento, ad avere mille personalità. Ma quella vera era inespressa, inappagata, così hai distrutto affettivamente ed economicamente la tua famiglia. Ad oggi vorrei provare pena per te ma provo ancora troppo rancore. Credo che tu abbia scelto di morire per liberare te stesso e noi dai tuoi demoni perché hai compreso che ti stavano distruggendo e ci stavano distruggendo. Hai ucciso la parte migliore di tuo figlio è hai ucciso i miei sogni e le mie speranze e tutto questo perché? Per salvare la tua apparenza di “uomo perbene”…

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Non sono senza colpa, perché avrei dovuto essere una moglie, di quelle assillanti, indagatrici, curiose invece io che non voglio essere nè bella, nè perbene, nè egocentrica, sono stata una moglie accomodante, piena di fiducia, accettavo di passare per burbera e scostante quando invece sono solare, socievole e affettuosa, perché? Perché tu potessi primeggiare, potessi avere degli alibi. Ma oggi che leggo i tuoi commenti web sulle mogli, che ho saputo cosa hai fatto credere di me ai tuoi colleghi, mi sento profondamente delusa dall’aver incoraggiato il tuo egocentrismo perché non era egocentrismo era psicopatia. Ed io esperta in medicina, empatica avrei dovuto capire prima, cogliere certi segnali. Non mi ha reso cieca l’amore o la volontà di non cambiare, perché io volevo cambiare, volevo scappare, mi ha reso cieca la mia fiducia negli essere umani. Ma tu non eri più umano 

Errando, errò

Guardando Grease, esplodono prepotenti le rimembranze, i sogni e le speranze dell’adolescenza. Ero una bambina ingenua e probabilmente eri un ragazzo pulito.

Cosa ti ha fatto la vita per trasformarti da Dr. Jeckyll a Mr. Hyde?

Grease, prequel ( dal web)

Pagine di un diario

Lui è un uomo piacevole, pacato. Lo vedo molto interessato ma sai io non credo più alle parole ma guardo ai fatti. Devo dire che il fatto che mi abbia presentato i figli mi spinge a credergli, penso che sia sincero quando dice che vuole una compagna e non una scopata. Sicuramente  fra i due io sono in assoluto la meno interessata anche se lo ritengo piacevole. Lui mi chiede come mai diversamente dalle altre donne non lo cerco mai, non lo chiamo mai e se ne dispiace. Si dispiace che non parlo mai di nulla, non gli racconto mai nulla della mia vita, di me, di quello che mi accade o del mio passato, dei mie amici. Allora Gli ho spiegato che quando chiami qualcuno perché ti spieghi il perché ha fatto una cosa o ha avuto un determinato comportamento e quella persona ti rifiuta le telefonate come se tu fossi una stalker, umiliandoti, allora smetti di chiamare chiunque uomini e donne, infatti io non chiamo mai neanche le mie amiche sono loro che chiamano me. Al massimo lascio una messaggio essenziale, laconico. Gli ho fatto  capire che ora io tengo in mente ben fissa una cosa che finché non mi viene detta chiaramente una cosa come è, io  ritengo tutto opinabile e non affidabile. Ho perso fiducia, perciò se vuole da me qualcosa lo deve chiedere chiaramente altrimenti per me saranno solo frasi senza significato e non frecciatine stucchevoli per sottintesi, voler dire qualcosa non significa nulla se non lo di dice apertamente!  Almeno per me è così: Ho smesso di voler essere vittima di giochetti, ho 51 anni voglio chiarezza. Lui  mi ha risposto che per lui a 54 anni il tempo dei giochetti e delle stronzate, specie dopo il divorzio, è finito da tanto, se dovesse dire a qualcuno ti voglio bene significherà che quella persona diventi parte attiva nella sua vita e se si innamorerà glielo dirà non lascerà’ più spazi a dubbi e bugie per creare le stesse fratture del primo matrimonio. 
E allora ragionavo fra me e me l’altro giorno dopo le sue parole, ad es tu mi hai scritto che mi vuoi bene e che non mi faresti mai più del male, che sono l’ unica donna che desideri. Forse sarà vero ma forse anche no. Niente di ciò che  fai dimostra a me in modo palese che sia realmente così e che non siano le stesse lusinghe di 16 anni fa, per cui mi pongo verso queste frasi con spirito scettico e critico. Il giorno in cui a queste parole verrà aggiunta o una spiegazione verbale del perché sono vere o dei fatti allora potrò pensare che non sono lo stesso giochetto di 16 anni fa…..

Cosa ha di particolare il mio sguardo? Rispose è di varia natura, sorpreso incuriosito dolce … tendenzialmente e’ come se fosse un faro ossia una cosa da cui non ci si puo’ distogliere

Dal web

Capnolagnia

Capnolagnia è il feticismo del fumo basato sull’osservazione di una persona che fuma, per lo più riguarda gli uomini. Il punto non è guardare o farsi fumare addosso o fumare per eccitarsi e i mille giri di parole che possiamo fare sullo smoking fetish, il punto cruciale che riguarda questa forma feticista è :qual è il confine fra fantasia e perversione? A volte si tratta semplicemente di una fantasia ma più spesso sfocia in patologia. Il problema non riguarda solo il rapporto fra adulti consenzienti, che comunque è basilare ed importantissimo ai fini etici, riguarda non solo danni legali od economici, ma se il perpetuare del problema porta alla rottura dei legami familiari, la donna con la sigaretta prende un posto di assoluta priorità, non tanto nella vita inizialmente, quanto nella mente. Pian piano senza accorgersene diventerà predominante anche nella quotidianità, ogni secondo libero sarà dedicato a questa ossessione, perché tale diventerà. E l’individuo finirà per condurre una doppia vita, introducendo ulteriore stress in quella giornaliera casalinga e lavorativa, che lo porterà ancora di più a rifugiarsi nel suo mondo appagante. A volte la sigaretta è anche un simbolo fallico e nasconde la paura di scoprirsi gay o bisessuali.

Questo con dolore è dedicato a te che non ci sei più, hai vissuto inutilmente nella menzogna per tutta la nostra vita insieme, cosa che ti ha distrutto e ci ha distrutto, se avessi avuto il coraggio di parlarne saremmo stati almeno ancora amici

Non bacio tutti

Incipit

Considero il bacio la forma più intima di un rapporto fra due persone, sia che si tratti di amore genitoriale o filiale, sia che si tratti di amicizia, che di relazione sentimentale.Baciare qualcuno mi dà la misura della profondità del sentimento che mi lega a questa persona. Non bacio a caso e non bacio tutti e, soprattutto, non amo provare disagio o sgradevolezza, baciando. Il bacio di Giuda porta disagio perché non è sincero, il bacio di un conoscente, sulla guancia, porta indifferenza… Credo che il “baciometro” sia un indicatore molto soggettivo. ———> continua

Storia di una donna che voleva essere comune Part. IV ( il finale?)

Valentina intanto si sentiva inquieta e si rivolse ad un sacerdote il quale le disse che il suo matrimonio era inesistente, che aveva tutte le ragioni nel provare rancore per il marito e che come prete la avrebbe appoggiata se voleva andar via. Ma lei pensò di ferirlo e rimase, il non poter aver figli da un uomo che non amava in un certo senso la rassicurava, non voleva partorire nulla che avesse qualcosa in comune con lui, Valentina cominciava inconsciamente a prendere consapevolezza dell’uomo che aveva al suo fianco ma la strada era ancora lunga.

Tutto sembrava aver ripreso una quotidianità serena ma una domenica, il marito la invitò ad iscriversi alle chat per socializzare, dicendole che per  il suo bisogno di fare amicizie era importante, Valentina non sapeva neppure cosa fosse una chat, lui le diede un nickname che scelse ad hoc: Anja.

E fu così che Anja trascorreva i suoi pomeriggi mentre il marito andava a giocare ai cavalli, forse o anche. In un primo momento dovette prendere confidenza e poi si rese conto che la chat era fatta di amicizie ma anche di altro. E su questo altro Anja andò a sbattere il muso, esattamente come aveva fatto con il marito, un altro ragazzo comprese il suo punto debole e riempendola di bugie, la sedusse. Valentina perse la testa, ma non disse mai bugie al marito, il quale non mostrò alcuna reazione diversa da: tanto ritorni sempre da me…

Ma stavolta Valentina era più matura, incontrò quest’uomo e a questo incontro la portò il marito stesso. Valentina aveva imparato il linguaggio del corpo da alcuni studi di psicologia ma tutto quello che le era sembrato positivo le si ritorse contro, senza nessuna spiegazione, anzi in maniera molto umiliante, Adolfo chiuse bruscamente ogni rapporto con lei, non ci mai nulla fra di loro se non una tenera carezza con cui lei sfiorò il viso di lui.

Valentina era disperata per la prima volta aveva provato il colpo di fulmine, per la prima volta aveva provato passione per un uomo, per la prima volta aveva ritrovato il sorriso colloquiando con un uomo, si sentì mancare il terreno sotto i piedi. Cadde ogni certezza, ogni suo punto fermo, Valentina stava crescendo, stava diventando donna. Comprese oltre l’inconscio che il matrimonio con il marito aveva qualcosa che non funzionava, comprese di non essere mai stata innamorata ma si disse che l’arrivo del bambino che avevano adottato e l’amore che il marito provava per lei (povera ingenua) le avrebbero dato la forza di venire fuori da questo fortissimo dolore, da questa disperazione. Dopo la morte del padre questo abbandono le aveva causato un dolore altrettanto forte,  pianse per qualche anno da sola, abbracciata al suo cuscino, cercando di toccare il fondo facendosi del male, per risalire a galla e ci riuscì.

Il bambino riempì la sua vita  di tutto l’amore che era capace di dare ma quello da ricevere? La sfortuna volle che Valentina, a causa, parrebbe, di inaspettate spese strutturali per la casa piombò in depressione per il fortissimo disagio economico e suo marito approfittò per dare una ulteriore sferzata alla sua vita: il totale controllo economico e psicologico. 

Fu così che lei credette di trascorrere per colpa di sè stessa anni bui, fu così che suo marito approfittò di questo per farle credere che ogni cosa che accadeva fosse colpa sua, dal disagio economico al matrimonio che cominciava a scricchiolare. Fu così che vigliaccamente lui cominciò ad umiliarla a dire che non sapeva fare l’amore, che non sapeva reggere il matrimonio, che spendeva tanto e, lei che era stata sempre autocritica, finì per credergli. E Riccardo fece anche di più, con la calunnia e con la compassione,  le portò via l’affetto del suo bambino, l’unica cosa che le era rimasta. Poi lui fece un ulteriore passo falso, la portò via da quella casa dove lei era circondata da amiche e conoscenti, dove aveva libertà di movimento e di frequentazione e cominciò a cercare, con la scusa di comprare una villa per  ricevere gli amici, che mai fu fatto, una nuova casa in un posto piuttosto decentrato. Non solo rovinò ulteriormente la vita di Valentina ma anche quella del suo bambino che adesso si trovava lontano dagli amici e che comportò per il piccolo numerosi problemi anche psicologici. Riccardo fece i conti senza l’oste, al momento del trasloco,  ad un controllo parve che lei avesse un tumore che poteva rivelarsi pericoloso per la sua vita, così lui spaventato di perdere tutto e di ritrovarsi con un figlio che non sarebbe stato in grado di gestire, vestì i panni del bravo e devoto marito e si prese cura di lei in modo esemplare. Ma  non mancavano i momenti in cui non si rendeva conto di dirle che era diventata brutta e insignificante e che era bassa. L’esperienza degli interventi e la paura del tumore aveva fatto crescere umanamente e mentalmente Valentina, adesso non solo era una donna matura in ogni campo ma era diventata una donna consapevole di sè, della sua forza e di ciò che voleva fare della sua vita. Mentre lui era rimasto l’imbecille narcisista e ludopatico  di sempre, anzi no, era peggiorato: adesso non solo era tale ma in più  voleva  essere al centro dell’ attenzione mettendo in ombra e mortificando Valentina davanti ad amici e conoscenti, sia alle sue spalle che non. Valentina però adesso comprende e non ci sta! Iniziano una serie di conflitti fra i due coniugi che sembrano avere come punto di scontro il figlio ma che in realtà non sono che la punta dell’iceberg per tutto ciò che il marito l’ha colpevolizzata ingiustamente in questi anni. Ed ecco che sono venute fuori tutte le decisioni prese da lui unilateralmente: dalla crisi matrimoniale e dalla rinuncia ad adottare ulteriori figli, al cattivo esempio e disciplina del bambino, dall’isolamento, ai problemi coniugali e sessuali. Valentina gli vomita tutto addosso, non ci sta più a sentirsi colpevole di ciò che non ha commesso. Anche per quanto riguarda gli amici  Riccardo le confesserà di non credere nell’amicizia e questo le farà comprendere quanto abbia sfruttato non solo lei ma anche  l’affetto e la stima di tutti quelli che andranno a dimostrarglielo un giorno “ fatidico”.

Però, nonostante tutto, Valentina non si arrende, non sa tutta la verità per cui propone al marito di incontrare un terapeuta di coppia per superare tutto e tornare ad essere una famiglia, lui reagisce ignorando tutto quello che lei gli dice e spiega, sembra non capire. Purtroppo non è che Riccardo non capisca, è che lui ormai è andato oltre il limite, la sua vita ambigua è ad un punto di non ritorno. Non ha il coraggio di confessare e, neppure la volontà, anni e anni di bugie, di spese di oltre 15 mila € al mese, frutto probabilmente un innamoramento oltre che di se stesso, di qualche donna o uomo, o di gioco, chissà. Un bugiardo patologico o un vigliacco? Valentina stava facendo dei sacrifici economici sempre colpevolizzata dal marito che le diceva che conducevano una vita oltre le loro possibilità, lei ci credeva e seppur diventata adulta ancora aveva fiducia nella piena integrità del marito, ma Riccardo muore improvvisamente una mattina, lasciando dentro di sè  non si sa cosa, senso colpa, voglia di libertà, rancore, paura di essere scoperto?  E infatti dopo poco Valentina e suo figlio scoprono conti correnti e debiti mai confessati, facendo i conti Riccardo le  ha rubato in tutti questi anni di matrimonio ben 200.000€, lamentandosi  con gli amici che lei era un peso economico non indifferente, povera Valentina! Ancora una volta gabbata da chi doveva amarla e proteggerla. E poi agende private, contratti e spese senza nessun riscontro a parte casualmente un unico  a luglio di un introito di 16000€ che già a settembre era sparito,  mentre  Valentina era al mare col figlio a vivere con 50 € al mese. E infine la ciliegina sulla torta,  il figlio frugando le tasche di una giacca trova degli oggetti, sigarette che sembravano non appartenere  al padre, perché loro sapevano che non beveva e non fumava. Valentina ricollega un episodio in cui quasi un anno prima aveva trovato in auto un pacchetto vuoto sotto il coprisedile, probabilmente messo lì frettolosamente, ma da chi? Da un amante? Da un collega? Da chi…  Probabilmente questo episodio aveva messo in ansia  Riccardo che riversa il suo nervosismo sulla moglie maltrattandola ulteriormente ma non risparmia anche il figlio. Si tratta di vera violenza psicologica, violenza sulle donne, Valentina lo fa presente a Riccardo, sapendo che lui abborrisce tutto questo, ma lui sembra entrato in una spirale senza ritorno: ormai la sua doppia vita e la sua doppia personalità gli tolgono ogni contatto con l’obiettività, tutto per mantenere apparenza e bugie. È la fine di un finto uomo perbene, uno che per vivere di apparenza, ha rovinato la vita alle due persone che gli volevano più bene, sia economicamente che moralmente, una vita  che lo ha portato ad una scomparsa piuttosto prematura. Sopraggiungono in casa amici, colleghi e parenti di Riccardo a parlare di una persona che per abitudini e comportamenti non corrisponde affatto al padre e al marito che Valentina e suo figlio conoscevano, per assurdo neppure i gusti alimentari, parlavano di un uomo che loro non riconoscono. R.I.P? …e francamente non so se Riccardo riuscirà a riposare in pace!